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La strada che oggi nella memoria collettiva è luogo di passaggio, mercatino del quotidiano, di nome Porta Medina o fermata della cumana, ricordata dai passanti unicamente come un rettilineo di collegamento, nasconde sotto la visibile superficie di luogo di supporto, di attraversamento, le soste della storia. Eletta più volte come strada di vita nei secoli e testimone di eventi, conserva nella struttura le vicende urbanistiche della città e del suo tragitto metropolitano. Le tracce visibili del viaggio che l’uomo compie nel tempo sono poco leggibili nella sua nuova superficie, levigata e conforme alle nostre nuove esigenze, vivono sotto lo strato fittizio della trasformazione che oggi tenta inesorabilmente di prevalere e abbattere il naturale proseguimento, passaggio insostituibile nella crescita e del costruire solido.
Le soste della gente in questo luogo sono sempre più brevi e veloci come i mezzi che conducono qui.
La scelta di Porta Medina come punto d’arrivo da atto volontario, è diventato tappa obbligata per raggiungere facilmente il centro, stazionamento per andare altrove.
La strada nata come accesso alla città, oggi continua a mantenere la sua identità; da confine di proprietà diventa bene comune, ingresso nel nostro passato-presente. Un accesso privilegiato alla comprensione del lavoro di altri che prima di noi utilizzarono questo spazio per preservare se stessi e il loro operato. Palazzi fatiscenti delineano la vecchia strada, in memoria dell’antico tracciato i pieni e i vuoti, distanze e proporzioni.
I muri neri degli edifici a testimoniare il futuro, anonimi materiali composti gravitano sulla pietra, frammentata nella pavimentazione e nelle costruzioni; asfalto e cemento rompono le voci del silenzio di chi forse per un ingiusto destino del vecchio deve essere sostituito anche se ancora vivo. Porta Medina muta nell’aspetto, inevitabile conseguenza della vicenda storica del nostro secolo, ma continua a mantenere vivo il suo spirito; strada di gente e palazzi, di braccia e pilastri. In contraddizioni con i nuovi ritmi del vivere, continua ad essere la via dalle lunghe pause, indifferente al correre delle persone e dei nuovi spazi.
La porta si trova sul prolungamento del decumano inferiore della Napoli greca, a ridosso delle mura erette da Federico d’Aragona, nella zona occidentale della città; è il rivestimento architettonico di un buco nelle mura vicereali, creato per una precisa esigenza di collegamento con l’entroterra.
Commissionato a Cosimo Fanzago dal viceré don Ramiro Guzman, duca di Medina, da cui la porta prende nome. Via Porta Medina nasce come strada principale del borgo dello Spirito Santo, costituito al di là della Porta Reale antica, lungo una delle vie di penetrazione alla città. Oltre alle tracce visibili, la ricostruzione dello stato iniziale della strada è possibile mediante una pianta eseguita nel 1566 da Lafrery. Nella rappresentazione grafica sono chiaramente leggibili i confini che delimitano il luogo dall’ex proprietà di S. Chiara e dai quartieri Spagnoli, e un’altra successiva del duca di Noja.
La crescita, l’edificazione in questo spazio circoscritto alla Porta va attribuito a Don Fabrizio Pignatelli. Figura importante per le trasformazioni edilizie tra il 1500 e il 1600, ma ancora più alti sono i suoi meriti per quanto concerne l’organizzazione e i cambiamenti apportati alla vita e all’operare degli abitanti della zona. La famiglia Pignatelli ottiene il diritto di edificare fuori del perimetro delle mura reali, costruisce edifici organizza uno spazio dove svolgere la vita pubblica allargando i limiti imposti precedentemente alla città. A consolidare il suo progetto d’ampliamento territoriale, sono la costruzione dell’ospedale e della chiesa. Nulla rimane del primo edificio costruito per volere di Don Fabrizio, ma oggi dopo quasi centocinquant’anni l’ospedale continua ad occupare il medesimo spazio, il suolo continua ad essere lo stesso scelto dal Duca. La chiesa dedicata a S. Maria Materdomini è la viva testimonianza dell’opera di Fabrizio Pignatelli, del lavoro spirituale che apporta nella sua vita e tra gli abitanti del luogo, è conferma della collaborazione e del conforto ricercato nella chiesa Cattolica, di quest’uomo che dedica una parte della sua vita all’opera di carità in favore dei pellegrini. L’ospedale Porta Medina, oggi al servizio della città, è un grande edificio dalle anonime caratteristiche architettoniche, vuoto nei segni, ma pieno di gente; la sua storia, costruita con il lavoro di molti uomini che nel corso degli anni hanno continuato l’impresa, con alto senso del dovere e un sentito spirito caritatevole, è ben esplicata all’interno dell’edificio nascosta nel silenzioso recinto di cemento. Legata al corpo dell’ospedale c’è l’opera di uomini che nel corso dei secoli si sono adoperati in soccorso della comunità, uomini che hanno scelto il loro dovere, lavorando senza sosta a sanare o solo ad alleviare le sofferenze di altri uomini.

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